giovedì 11 aprile 2013

Il Profumo dell'Oblio







La luce quasi eterea, come prodotta da un'aurora boreale, iniziava ad illuminare la piccola stanza dipingendo di tinte vacue e refrattarie lo scarno arredamento presente. Il pavimento era ricoperto da mattonelle di una tonalità bluastra che ricordava certi fiori tropicali solcati da gocce di rugiada.
Niente altro. Nessuna porta, nessun mobile, una sola finestra. Per altro tutta appannata, giusto a rivelare che quella stanza era in contatto con l'esterno. A modo suo. C'era poi una scrivania posta in un angolo, ed una culla ricoperta da un drappo di seta bluastro proprio al centro della stanza. Una piccola mano cominciò a scostare il drappo di seta fino ad aprirsi un varco in quel dedalo di pieghe, poi la piccola testa di un neonato si affacciò curiosa sul bordo della culla. Ben presto  il piccolo sembrò completamente sbilanciato verso una rovinosa caduta sul pavimento, ma non sembrava spaventato anzi, forse era proprio quello che voleva.
Cadde così sulle fredde mattonelle della stanza ed a fatica riuscì a mettersi a gattoni per poi cominciare ad avanzare verso la scrivania. Si fermò solo per un attimo ad ammirare il riverbero delle luci azzurrognole poi, arrivato alla sedia, alzò la testolina ed iniziò a scalare le gambe di legno. Passo dopo passo riuscì a raggiungere la cima e ad assumere una posizione vagamente seduta e avvicinò a sé  un foglio di carta bianca. Poi notò un vecchio calamaio con una lunga penna d'oca che sembrava essere apparsa dalle ombre come dal nulla. Sollevò lentamente la penna e, accarezzandola, provò una strana sensazione. Immerse la penna nell'inchiostro e, dopo aver osservato una goccia di liquido nero cadere sul tavolo, cominciò a scrivere....”Simon 
Primo piano sulla fiamma di una candela. Il neonato soffiò sulla piccola fiammella spengendola. Non aveva notato la candela quando aveva cominciato a scrivere, ma adesso che guardava meglio si accorse che non aveva notato nemmeno il grande orologio a pendolo dietro di lui. Piegò la testolina di lato e cominciò ad ondeggiarla a ritmo. Tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Il piccolo non sapeva leggere ovviamente, ma riuscì a vedere che le ore erano messe a caso sul quadrante e che le lancette erano pressoché inesistenti.

Lasciò cadere la penna d'oca quando sentì che il livello dell'acqua aveva raggiunto la punta dei suoi piedini. Quella nuova sensazione lo fece sorridere e restò, come incantato, a fissare quelle strane creaturine che si contorcevano sotto la superficie illuminata dal riflesso della luna. Molti  girini nuotavano in grossi banchi, muovendosi all'unisono fermandosi solo per sbirciare fuori dall'acqua. Alcune grosse anguille saettavano tra le gambe di legno della sedia emanando bagliori argentei. Fortunatamente il livello dell'acqua cessò di salire quasi subito lasciando che alcuni variopinti pesci pagliaccio solleticassero le palme dei piccoli piedi del neonato che, sorridendo, appallottolò il foglio di carta e lo gettò nell'acqua.
Quella palla informe di cellulosa vagava come senza meta sul liquido finché non si fermò e sprofondò come strattonata da una forza misteriosa.
Il piccolo sgranò gli occhioni per vedere meglio la sua pallina che si allontanava verso il fondo poi, incrociò le braccia e, per un istante, sembrò che capisse veramente quello che presto sarebbe successo. Una botola si aprì nel pavimento risucchiando l'acqua e tutti i pesci che vi nuotavano facendoli scomparire chissà dove. Un unico pesce rimase nell'angolo opposto della stanza, e agonizzante boccheggiava cercando di respirare il liquido che non riusciva più a trovare. Il neonato aprì un cassetto da cui prese una piccola canna da pesca. La montò e gettò l'esca verso il pesce che, puntualmente, abboccò. Poi iniziò a girare il mulinello e ad osservare il pesce che veniva trascinato fino all'estremità del cassetto; dove poi lo ripose chiudendolo con una chiave a forma di balena.
Il bambino pensò che l'ombra che poteva intravedere fuori della finestra fosse solo generata da qualche riflesso lunare, ma quando questa si spalancò lasciando entrare una forte corrente d'aria mista a finissime gocce di pioggia, capì che non era proprio così. Un grosso rapace entrò nella stanzina sbattendo le ali, poi fece un giro veloce e si appollaiò sul tavolo, proprio accanto al bambino. I due restarono a fissarsi per alcuni secondi, come se studiassero la prossima mossa da fare. Infatti il bambino buttò tutti i fogli che erano sul tavolo e spostò l'alfiere nero in una posizione migliore. Il rapace sollevò pesantemente una zampa e fece avanzare un pedone di due caselle. Il bambino guardò la scacchiera di marmo e scosse la testolina poi, come illuminato da un'idea improvvisa fece arretrare il cavallo nero. Il grosso rapace emise un forte verso di disappunto e volò sul bordo della finestra ancora aperta.
Scacco matto; pensò, e con la manina stese il re sul fianco. Il suo avversario non c'era più, era volato via dalla finestra, ma al suo posto adesso c'era un vecchio televisore in bianco e nero.
Con la manina girò una manopola e alcune immagini iniziarono a visualizzarsi sullo schermo. Presto però si fecero sfuocate ed il neonato stufo scese dalla grossa sedia e si tuffò come i pesci nella botola, scomparendo dalla stanza.
Fuori della finestra il grosso rapace si avvicinò su un  ramo e sembrò deluso di non aver visto quello che stava trasmettendo il televisore. Poi vide il suo re steso di fianco ed il piccolo che non c’era più.
“Buona vita Simon”. Pensò.
Nello stesso momento, in un ospedale, un bambino che non sarebbe dovuto nascere, veniva alla luce.
I genitori lo chiameranno Simon.

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